14 Febbraio 2018 News On the african road

“Ruanda”, di Giorgio Traietti

ITARE è su Africa Affari, mensile italiano dedicato all’Africa in chiave economica. L’articolo di Giorgio Traietti, di seguito riportato, mette in evidenza le opportunità che il Ruanda ha da offrire per chi si occupa di business.

 

La mia esperienza lavorativa, prima per Sace – l’agenzia per il credito all’esportazione italiana – ora per Itare – una società di consulenza finanziaria che si propone di supportare le aziende italiane nel loro processo di internazionalizzazione nei mercati emergenti fornendo soluzioni finanziarie e attività di sviluppo commerciale – mi ha permesso di visitare più di quindici paesi africani negli ultimi tre anni e devo ammettere che il Ruanda è in grado di proiettarti immediatamente in una dinamica di sviluppo vibrante nella quale, rispetto ad altre geografie africane, si ha subito l’impressione che “fare business” in questo paese sia più semplice che altrove.

Le piantagioni di tè e caffè sono massive e ricoprono molte delle colline che circondano la capitale (non a caso l’agricoltura rappresenta l’industria prevalente nel paese e la principale fonte di impiego per i circa 12 milioni di abitanti).

Diverse sono le zone industriali ai margini della città, e nuove stanno nascendo, grazie alle politiche e alle agevolazioni che il governo ha predisposto negli ultimi anni a supporto degli investimenti esteri nel paese (il Ruanda è ormai stabilmente sul podio dei paesi africani e al 56 posto mondiale nella annuale classifica Doing Business della Banca Mondiale).

Il settore delle costruzioni è in continua crescita. Progetti in infrastrutture, edilizia residenziale, edifici governativi, nuovi hotel e uffici sono facilmente individuabili in tutta la città, i cui connotati stanno cambiando a passo spedito (come in molte metropoli in via di sviluppo).

Il settore estrattivo, predominante nell’ovest del paese, cresce e riguarda, tra gli altri, la cassiterite (da cui si estrae poi lo stagno), l’oro e il gas naturale. Quest’ultimo si trova in particolare sotto il Lago Kivu, in una delle riserve considerate più consistenti del pianeta (28,3 miliardi di metri cubi) e sta attirando numerosi gruppi internazionali interessati ad estrarlo.

Se si pensa ai limiti geografici che il Ruanda presenta, con un’estensione territoriale simile alla Sicilia, prevalentemente montuoso e senza sbocchi sul mare, i risultati raggiunti in poco più di vent’anni non possono non risultare sorprendenti.

Il ruolo degli aiuti internazionali a supporto dei programmi di sviluppo è ancora rilevante ma il sentiero di crescita intrapreso, i progetti volti alla diversificazione produttiva al fine di incentivare il settore industriale e limitare il peso occupazionale nell’agricoltura (fortemente influenzata da fattori ambientali imprevedibili), gli investimenti privati dall’estero (soprattutto nel settore dei servizi, in ambito energetico, idrico e dell’ICT) e la capacità di mantenere tassi di crescita sostenuti anche nell’avverso quadro economico internazionale degli ultimi anni (+5,9% nel 2016 e stimata +6,2% nel 2017), ne stanno però riducendo il peso.

Tale contesto ha coinvolto inevitabilmente il settore finanziario, il cui processo di inclusione nel quadro internazionale è sempre più rapido, soprattutto grazie alle nuove tecnologie informatiche. La Banca Mondiale, nel suo ultimo report sul paese, evidenzia come gli asset totali del settore finanziario abbiano incrementato il proprio peso rispetto al PIL dal 31% al 54% negli ultimi 8 anni. Le banche commerciali continuano a dominare in termini di asset, ma gli elevati tassi di crescita nella micro-finanza e nel mobile banking hanno permesso di accedere ai servizi bancari all’89% della popolazione adulta (rispetto al 48% di 8 anni fa).

In Ruanda operano 11 banche commerciali, con Bank of Kigali a svolgere un ruolo predominante, 4 banche attive nel micro-credito, una banca cooperativa e la Development Bank of Rwanda, braccio finanziario del Governo per investire in progetti finalizzati alla riduzione della povertà.

Alcune delle banche commerciali fanno parte di istituzioni finanziare pan-africane, come Ecobank, oppure di gruppi regionali, soprattutto con base in Kenya, come Kenya Commercial Bank e Equity Bank.

Nonostante i progressi, e come per molte altre economie africane, il Ruanda è ancora poco integrato con i mercati finanziari globali e l’impatto diretto delle crisi economico finanziarie degli ultimi anni è stato meno severo che in altri paesi. Le banche ruandesi non sono esposte ai rischi sottostanti gli strumenti finanziari complessi, come i derivati, e hanno limitato l’indebitamento estero per finanziarie le proprie operazioni.

Il sistema finanziario del paese si è dimostrato resistente agli shock esogeni internazionali, nonostante si evidenzino vulnerabilità di medio termine prevalentemente dovute all’aumento dei Non Performing Loan (NPL – crediti deteriorati) nei bilanci delle banche.

La Banca Mondiale aggiunge come, nonostante il livello generale di sviluppo sia migliorato negli ultimi anni, ci siano ampi margini di miglioramento. Ad esempio, il mercato dei bond e delle azioni è ancora ampiamente limitato, in parte a causa delle dimensioni dei volumi di business del paese. Un maggiore sviluppo di tali strumenti sarebbe importante per finanziare progetti rilevanti a costi più competitivi.

Le imprese locali, soprattutto se interessate ad acquistare prodotti e macchinari dall’estero, riescono a trovare supporto dalle banche locali, ma a costi spesso elevati. Generalmente gli istituti commerciali ruandesi erogano finanziamenti ai propri clienti per l’acquisto di beni dall’estero, naturalmente dietro presentazione di adeguate garanzie ed ad un tasso medio del 17% (in valuta locale). Anche il ricorso alle Lettera di Credito è comune ma, come nel caso dei finanziamenti, costi e garanzie possono indurre a desistere dal realizzare il progetto.

Pertanto, le possibilità per le aziende italiane di operare in Ruanda possono risultare maggiori presentandosi all’eventuale acquirente con delle soluzioni finanziarie competitive oggi disponibili sui mercati internazionali.