14 Febbraio 2018 News On the african road

Côte d’Ivoire: Go West!

ITARE è su Limes, rivista italiana di geopolitica. Nell’articolo riportato di seguito, Giorgio Traietti coglie le opportunità offerte dalla Côte d’Ivoire.

 

 

Perché la Costa d’Avorio è importante per l’Italia!

 

Nel corso della mia esperienza professionale ho avuto la fortuna di visitare molti paesi africani. La meraviglia di questo continente sta anche – anzi, soprattutto – nelle peculiarità che ogni singolo paese presenta: peculiarità geografiche, che ne determinano inevitabilmente l’indirizzo di politiche economiche e relazionali nelle regioni di riferimento (ad es. molti paesi non hanno accesso sul mare); peculiarità sociali, dovute alle ricchezze e differenze tribali che caratterizzano molti contesti, i cui impatti sono evidenti nelle politiche sociali che i governi devono adottare; peculiarità economiche, legate alla presenza di materie prime e prodotti della terra che, quando ben gestite e valorizzate in una cornice “di sistema” adeguata (nel panorama africano), hanno prodotto e continuano a produrre tassi di crescita significativi; peculiarità storiche, in cui il susseguirsi degli eventi, spesso tragici, porta con se rancori mai sopiti e pronti ad emergere nuovamente alla prima occasione.

La Costa d’Avorio è, tra i paesi con i quali mi trovo a lavorare quotidianamente, la sintesi più evidente di come l’allineamento di tutte queste particolarità sia in grado di sprigionare il reale potenziale di sviluppo di una nazione, pur con le sue contraddizioni e, ancora oggi, in un precario equilibrio.

Non a caso la Costa d’Avorio ha toccato i suoi punti più elevati di crescita durante i periodi di maggior stabilità politica.

Il paese ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia (di cui ha sempre rappresentato il pilastro del proprio sistema di potere in Africa occidentale, anche oggi!) nel 1960, ed ha legato il proprio destino alla figura del presidente Boigny, sino al 1993 (anno della sua morte).

L’era Boigny ha prodotto anni di boom economico per il Paese, che si era guadagnato l’appellativo di “Svizzera d’Africa”. I tassi di crescita, le riforme economiche adottate (ad es. venne introdotta una legge sulla libera proprietà delle terre) e le politiche “inclusive” nei confronti delle popolazioni straniere, attrassero molteplici migranti dai paesi limitrofi, soprattutto Mali e Burkina Faso.

La ricchezza, anche in termini di capitale umano e mix socio culturale, che il paese aveva raggiunto, sono stati minati dall’ascesa al potere del Presidente Bédié e dall’introduzione del concetto di Ivoirité, volto a limitare, se non addirittura ad escludere, il ruolo e la partecipazione dei “non ivoriani” nella vita pubblica della Costa d’Avorio.

In circa 20 anni, il Paese ha vissuto due colpi di stato e una guerra civile che, nei mesi a cavallo tra il 2010 e il 2011, ha generato più di 3.000 morti. L’intervento militare della Francia (operazione “Liocorno”) ha contribuito a ristabilire l’ordine nel Paese, consentendo l’insediamento del Presidente Alassane Ouattara, uscito vincitore dalle elezioni dell’ottobre 2010, e alla consegna alla Corte Penale Internazionale dell’AIA di Gbagbo (sfidante del Presidente). Il Presidente Ouattara è stato riconfermato nelle elezioni che si sono tenute nell’ottobre del 2015.

Come anticipato precedentemente, i periodi di maggiore stabilità politica hanno prodotto significativi tassi di sviluppo. Nei 20 anni successivi all’indipendenza, l’economia è cresciuta in media del 7,5% all’anno, trainata in maniera preponderante dal settore agricolo e dalle risorse naturali di cui gode il sottosuolo, in primis oro e gas naturale, senza trascurare il settore manifatturiero. La crescita si è ridotta ad una media del 2% (la peggiore nell’intero continente africano) nei periodi più turbolenti, non solo dal punto di vista politico ma anche a seguito delle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime.

Le rivalità etniche successive all’introduzione del concetto di Ivoirité (anni ’90), nonché le dispute legate alla proprietà della terra, non hanno fatto che esacerbare un contesto solitamente accogliente nei confronti delle popolazioni straniere e hanno portato, oltre che alla guerra civile, ad una maggiore polarizzazione della società in un nord a prevalenza musulmana e un sud in maggior parte cristiano.

Dall’insediamento del presidente Ouattara nel 2011, il paese ha ritrovato una stabilità che ancora resiste, e che le ha permesso di riposizionarsi su un sentiero di crescita definito da molti report impressionante, o addirittura stellare.

Politiche di stimolo, facilitate anche dalla cancellazione del debito che il Paese deteneva con molti creditori internazionali (tra cui l’Italia), e riforme volte a rafforzare il clima di business hanno prodotto un’accelerazione dell’attività economica. Nel periodo 2012-2015 il PIL è cresciuto in media del 9% annuo, rispetto allo 0,4% annuo nei 10 anni precedenti. Dopo la Nigeria e il Ghana, la Costa d’Avorio è diventata la terza economia in West Africa.

Nonostante il peso dell’agricoltura si sia ridotto a favore dell’ascesa dei servizi e dell’industria, il paese detiene ancora il primato di maggiore produttore ed esportatore al mondo di cacao, caffè ed olio di palma.

Inoltre si ritiene utile sottolineare come la Costa d’Avorio sia autosufficiente dal punto di vista energetico e come negli ultimi anni abbia deciso di incrementare la produzione di petrolio e gas naturale per esportarli.

La presenza contestuale di fonti energetiche, prodotti agricoli e materie prime, per di più con accesso sul mare, la rendono una geografia particolarmente fortunata nel panorama africano.

In tutta l’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale (di cui fanno parte Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo) nessuno è riuscito a fare di meglio.

La Banca Mondiale stima una crescita media del PIL pari all’8% nel biennio 2016-2018, superiore ai tassi dell’Africa Sub-sahariana (3,2%) e del mondo (2,7%), trainata da un contesto macroeconomico stabile, una solida posizione sui mercati internazionali grazie a prodotti come il cacao e significative ricchezze naturali come oro e gas naturale.

Le proiezioni ottimiste sono giustificate da una serie di fattori:

  • La popolazione, di circa 24 milioni, è rappresentata per il 42,5% da ragazzi e ragazze sotto i 14 anni d’età;
  • Il secondo Piano Nazionale di Sviluppo 2016-2020 (NDP), che mira a trasformare il paese in una nazione industrializzata portandolo allo status di Emerging Middle Class, ha visto il coinvolgimento attivo dei donor internazionali con contributi pari a 15,4 miliardi di dollari tra doni e crediti;
  • Le riforme legali per facilitare il business, gli incentivi fiscali a supporto delle PMI, il miglioramento delle condizioni democratiche ed educative, si sono tradotte in un miglioramento del paese nei ranking della classifica Ease of Doing Business della Banca Mondiale dalla 177ma posizione nel 2014 (su 189 paesi) al 139mo posto nel 2017 (su 190 paesi). Non a caso l’African Development Bank (AfDB) ha ristabilito il proprio headquarter ad Abidjan nel 2014 dopo averlo trasferito a Tunisi nei periodi più instabili per il paese; l’industria francese Cemoi, attiva nella produzione di cioccolato, ha aperto una fabbrica sempre nei pressi di Abidjan; Commerzbank, la seconda banca tedesca, ha una branch operativa nel paese; Carrefour è attivo con diversi supermercati.

Inevitabilmente la crescita economica sta facendo da volano per incrementare il peso geopolitico del paese nella regione, sostenuto anche dal supporto francese. Parigi continua ad essere il principale partner politico e tra i primi dal punto di vista commerciale (il principale mercato di destinazione delle esportazioni ivoriane è rappresentato dall’Olanda che assorbe ben il 12% dell’export del Paese, mentre la Francia è terza dietro agli USA), soprattutto in ambito infrastrutturale.

La necessità del governo di finanziare gli ambiziosi piani di spesa sta influenzando le relazioni internazionali del Paese, nelle quali la Cina (come del resto in quasi tutto il continente) ha conquistato significative quote di mercato, mentre gli Stati Uniti continuano a mantenere un ruolo di primissimo piano.

La Costa d’Avorio aspira ad assumere sempre più il ruolo di pivot regionale, grazie alla fortunata posizione geografica e al buon livello di infrastrutture.

Abidjan, la capitale commerciale, vanta il porto più importante di tutto il West Africa, una rete stradale abbastanza moderna, un aeroporto efficiente e una compagnia aerea di bandiera che serve tutte le principali città della regione.

La leadership regionale non può non essere contesa con la potente Nigeria, sul podio delle economie africane e paese più popoloso del continente. Diplomaticamente però il Paese si concentra più sul promuovere la cooperazione per cercare di affrontare le sfide aperte in maniera condivisa, una su tutte il terrorismo (basti ricordare l’attentato del maggio 2016 presso un resort turistico a Grand-Bassam, nel quale si sono registrate 16 vittime).

Pertanto, in un contesto dalle enormi opportunità permangono delle criticità ambientali che potrebbero influenzare le prospettive del paese.

Relativamente all’Italia, prendendo i dati di SACE (la nostra agenzia per il credito all’esportazione) relativi al 2016, la costa d’Avorio rappresenta il 3° mercato di destinazione per l’export nell’Africa Sub-Sahariana, corrispondente ad una quota di mercato pari al 4% (per la Francia rappresenta il 14% dell’export nell’area). Se, da un lato, le nostre esportazioni sono state (nel 2016) pari a 182 mln/€, l’import ha raggiunto quasi i 300 mln/€, trainato soprattutto da prodotti agricoli.

I numeri ad oggi sono sicuramente limitati rispetto alle nostre potenzialità. Però è importante sottolineare come diverse aziende italiane si stiano nuovamente affacciando nel paese, pronte a cogliere le opportunità che si stanno presentando.

Sorge quindi spontaneo capire quali opportunità le aziende italiane possono cogliere, come e soprattutto con quali strumenti è possibile competere.

Se, fino ad ora, abbiamo avuto modo di sottolineare il buon livello infrastrutturale del Paese, è altrettanto utile evidenziare come, in termini assoluti, ci sia ancora moltissimo da fare, sia nell’ammodernare strutture non più adeguate per le nuove aspirazioni del paese, sia nel crearne di nuove, che diventeranno sempre più importanti alla luce del ruolo centrale e strategico che il paese mira a perseguire in ambito regionale.

L’ampliamento del porto di San Pedro, la realizzazione di piattaforme logistiche, infrastrutture di collegamento, la riabilitazione di alcuni tratti ferroviari e la nascita di nuovi, l’ampliamento della rete stradale, l’innalzamento di nuovi ponti sono solo alcuni dei progetti che l’esecutivo ha in programma di realizzare nei prossimi anni.

Al contempo la crescita della popolazione e il consolidamento della base manifatturiera intorno ad Abidjan richiedono notevoli investimenti nel campo immobiliare. Lo sviluppo abitativo rientra a pieno titolo nelle priorità del governo, determinato nel ridurre il tasso di povertà attraverso la creazione di un business environment capace di offrire e promuovere opportunità di impiego.

Inoltre, considerato che l’agricoltura rimane tra i principali contributori all’economia della Costa d’Avorio, le opportunità in tale ambito non possono non essere menzionate.

I pilastri del nuovo Piano Nazionale di Investimento Agricolo vertono su due direttrici: incrementare la produttività e facilitare la relazione tra privati per creare zone agro-industriali in cui si realizzi, per utilizzare una terminologia a noi familiare, il modello dei distretti italiani.

In un paese in cui la capacità di trasformazione delle materie prime (ad es. il cacao) è pari solamente al 20% dell’intera produzione, lo sviluppo di filiere agroalimentari in grado di coprire l’intera catena del valore viene auspicato e finanziariamente supportato anche da organismi internazionali quali AfDB e Nazioni Unite.

Sicuramente sono presenti opportunità di investimento anche nel settore finanziario (nel quinquennio 2010-2015 l’accesso al credito e il numero dei depositi è cresciuto costantemente in un quadro normativo reso moderno dalle riforme varate nel 2014), assicurativo (la Costa d’Avorio è il mercato più grande in questo settore tra le 15 geografie che aderiscono all’Inter-African Conference of Insurance Markets), energetico (il paese ha bisogno di incrementare la produzione di energia ad una media di 150 MW annui per far fronte alla crescente domanda) e nelle telecomunicazioni (crescita del 68% annuo stimato). Tuttavia, se dovessi scegliere i due settori nei quali credo che le imprese italiane possano veramente giocare un ruolo da protagoniste sono le Infrastrutture/Costruzioni e l’Agribusiness. Ritengo infatti che la consolidata presenza di alcune importanti imprese italiane nei mercati dell’Africa Sub-sahariana operanti nei settori sopra citati possa rappresentare un vantaggio nel riuscire ad aggiudicarsi commesse significative nel paese.

Può sembrare scontato ma, nel corso delle mie esperienze “africane”, ho potuto constatare come l’improvvisazione commerciale porti con sé sempre (o quasi) casi di insuccesso.

Proporsi con una visione strategica di medio-lungo termine è determinante per incrementare i volumi di business in maniera duratura.

Inoltre, esulando dalle dinamiche commerciali che sorreggono il mondo delle grandi infrastrutture, le possibilità per le PMI, sia che si parli di mondo delle costruzioni che di agribusiness, di lavorare in Costa d’Avorio saranno molto più elevate se le aziende saranno capaci di fare squadra e di proporsi in maniera unitaria, con logiche di filiera produttiva, alle varie controparti pubbliche e private.

Offrire soluzioni chiavi in mano può rappresentare la giusta leva per penetrare questo mercato, con una logica di condivisione dei costi (logica associativa) e dell’expertise.

Inevitabilmente, una volta individuata l’opportunità commerciale, si apre una delle questioni più sensibili per la fattibilità di ogni progetto, grande o piccolo che sia: la componente finanziaria.

Come è possibile finanziare questi progetti e con quali metodologie?

Non esiste una risposta univoca. Ogni progetto dovrà essere valutato nello specifico al fine di individuare le soluzioni di finanziamento e protezione del rischio più adeguate. Non dimentichiamoci che la Costa d’Avorio è ancora un paese rischioso ed è opportuno che i rischi vengano gestiti con forme di mitigazione appropriate.

In Costa d’Avorio, come in altri paesi, c’è sempre più la tendenza a finanziare i grandi progetti pubblici infrastrutturali tramite il ricorso al credito all’esportazione e, più precisamente, con formule di EPC+F (Engineering, Procurement, Construction + Finance). L’azienda, quando intende partecipare ad una gara indetta da un’autorità pubblica, è chiamata a presentare, oltre all’offerta tecnica e commerciale, anche una proposta finanziaria che consenta al paese di ripagare tale investimento nel lungo periodo (15-20 anni).

Nonostante la Costa d’Avorio negli ultimi anni abbia fatto ricorso al mercato internazionale per finanziare il proprio budget tramite emissioni obbligazionarie in valuta forte (l’ultima emissione di Eurobond in euro effettuata nel giugno 2017 ha ricevuto offerte pari a circa 10 miliardi di dollari), le caratteristiche tecniche di un finanziamento legato al progetto (come nella struttura EPC+F citata in precedenza) sono preferite per i seguenti motivi:

  1. i) L’importo e la sua struttura sono definiti sulla base dell’opera sottostante;
  2. ii) Nel caso in cui un progetto venga modificato, il finanziamento potrà essere ristrutturato facilmente;

iii)                Un finanziamento, soprattutto quando garantito dal credito all’esportazione (cioè dalla nostra SACE), ha un costo competitivo, soprattutto in questi anni in cui i tassi europei sono ai minimi.

Non tutti i progetti però possono essere strutturati con tale schema.

Sempre più spesso è richiesto un coinvolgimento attivo da parte dell’impresa esportatrice nel disegnare il progetto insieme alle autorità locali e nel manifestare il proprio impegno ad investire nel paese e a trasferire tecnologie e conoscenze ai locali.

Le varie forme di Partenariato Pubblico Privato (PPP), sia che si parli di energia, agricoltura o real estate, partono proprio da questo assunto: oggi in Costa d’Avorio ci si va per investire e per restarci.

Ogni progetto andrà quindi sviluppato, finanziato, dovrà prevedere forme di assistenza tecnica e di training, in modo che il trasferimento tecnologico avvenga in maniera graduale.

Così ci guadagnano tutti: le aziende italiane hanno la possibilità di creare una solida base nel paese, il governo può identificare partner affidabili e duraturi, il paese migliora la sua base industriale rimanendo saldamente legato ai mercati internazionali.

In questo percorso, ogni attività potrà contare su diversi strumenti finanziari.

Il set di tutti questi strumenti è tecnicamente chiamato “blended finance” e prevede che, a seconda della fase del ciclo di vita di un progetto, si possa far affidamento su una forma di finanziamento piuttosto che su un’altra, o magari se ne può fare un ricorso congiunto.

Le attività preliminari, come gli studi di fattibilità o i costi di sviluppo, possono essere finanziate con doni (sia bilaterali che multilaterali); l’implementazione dei progetti con finanziamenti a lungo termine supportati dalle agenzie per il credito all’esportazione o direttamente dai budget del governo; l’operatività corrente può contare sul supporto bancario locale o su forme di trade finance; l’investimento diretto sulla partecipazione di partner industriali o Fondi; finanziamenti sono disponibili anche per attività di training o assistenza tecnica.

Non è detto che tutti gli strumenti servano, ma è bene tenere a mente che tutti gli strumenti esistono, anche in Italia.

Allora, quando mi si chiede se la Costa d’Avorio può essere importante per l’Italia, la risposta non può non essere affermativa.

Le condizioni per poter giocare un ruolo nel paese ci sono. Ne abbiamo le capacità industriali, tecniche e finanziarie. Giocare un ruolo però vuol dire agire in modo corale, sinergico, coordinato, commercialmente “aggressivo”, con una strategia che coinvolga i grandi player industriali così come le PMI, nonché la loro capacità di affrontare questo mercato con un approccio integrato. Allo stesso tempo, vuol dire poter contare su un sistema bancario disposto a seguirli e su istituzioni pubbliche o para-statali come CDP, SACE, SIMEST, Cooperazione Italiana che vadano tutte verso la stessa direzione.

Il “Sistema Costa d’Avorio” è pronto ad accoglierci. Ora è tutto nelle mani del “Sistema Italia”!

 

*Giorgio Traietti, Limes, “Costa d’Avorio: Go West!”, ed. 11/2017: 165-171